Cosa è importante conoscere per sfatare falsi miti o credenze errate in tema di sovrappeso e obesità.
Sudare molto significa perdere liquidi ed elettroliti, non grasso. La riduzione di peso osservata immediatamente dopo l’allenamento è dovuta quasi esclusivamente alla disidratazione ed è temporanea. La perdita di grasso corporeo, incluso quello viscerale e cardiometabolico, avviene attraverso processi metabolici complessi che richiedono tempo e sono influenzati da:
- bilancio energetico
- regolarità dell’attività fisica
- intensità e tipologia dell’esercizio
- adattamenti ormonali e metabolici
Non esistono evidenze scientifiche che colleghino direttamente la sudorazione intensa alla riduzione del grasso cardiaco o a un miglioramento del rischio cardiovascolare. Al contrario, una sudorazione eccessiva senza adeguata idratazione può compromettere la performance e la sicurezza dell’attività fisica.
FONTI:
Journal of Applied Physiology. Cheuvront SN, Kenefick RW. Dehydration: physiology, assessment, and performance effects. 2014.
Sports Medicine. Jeukendrup AE, Wallis GA. Measurement of substrate oxidation during exercise by means of gas exchange. 2005.
Progress in Cardiovascular Diseases. Ross R, et al. Importance of reducing visceral adiposity in the management of cardiovascular risk. 2020. American College of Sports Medicine (ACSM).ACSM’s Guidelines for Exercise Testing and Prescription, ultima edizione.
Un’elevata assunzione di sodio è associata a:
- peggioramento del profilo cardiometabolico, soprattutto in presenza di obesità, insulino-resistenza o diabete tipo 2
- aumento della pressione arteriosa
- maggiore rigidità arteriosa
- incremento del rischio di malattie cardiovascolari
- aumento del rischio di ictus
Nelle persone con sovrappeso o obesità, l’effetto ipertensivo del sodio può essere ancora più marcato a causa di alterazioni metaboliche e di uno sato di infiammazione cronica di basso grado. Sostituire il sale raffinato con sale marino o naturale non riduce l’introduzione di sodio e non offre benefici documentati per la salute cardiovascolare e metabolica.
FONTI:
World Health Organization.
Sodium reduction. WHO Fact Sheet, aggiornato 7 febbraio 2025. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/sodium-reduction
American Heart Association.
Reducing Sodium in the U.S. Diet. Fact Sheet aggiornato 2025–2026. https://www.heart.org/en/-/media/Files/About-Us/Policy-Research/Fact-Sheets/Access-to-Healthy-Food/Reducing-Sodium-in-the-US-Diet-Fact-Sheet.pdf
European Society of Cardiology (ESC)Visseren FLJ, Mach F, Smulders YM, et al.
2021 ESC Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice.
European Heart Journal. 2021; 42:3227–3337. DOI: 10.1093/eurheartj/ehab484
Il limone contiene vitamina C e antiossidanti, ma non ha proprietà dimagranti specifiche. Inoltre, il nostro organismo non “scioglie” il grasso tramite l’assunzione di bevande calde o vitamina C: il tessuto adiposo viene ridotto attraverso processi metabolici complessi regolati da ormoni ed enzimi. La vitamina C non è un agente diretto di perdita di peso, ma può influenzare marginalmente il metabolismo durante l’esercizio fisico.
Le persone con sovrappeso e obesità hanno livelli plasmatici più bassi di vitamina C ma non ci sonoprove che la supplementazione induca perdita di peso clinicamente significativa.
FONTI:
Nutrition & Metabolism. 2006;3:35.Johnston CS, Corte C, Swan PD.
Marginal vitamin C status is associated with reduced fat oxidation during submaximal exercise in young adults. DOI: 10.1186/1743-7075-3-35
European Journal of Nutrition. 2020;59:2827–2839.Effects of vitamin C on oxidative stress, inflammation, muscle soreness, and strength following acute exercise. DOI: 10.1007/s00394-020-02215-2Current Developments in Nutrition. 2024;8(5):102152Bird JK, Feskens EJM, Melse‑Boonstra A.
A systematized review of the relationship between obesity and vitamin C requirements. DOI: 10.1016/j.cdnut.2024.102152
L’alimentazione eccessiva è certamente un fattore importante ma studi recenti confermano che mangiare più del dovuto non sia una colpa o una mancanza di volontà. Questi studi di neuroscienze spiegano che la reazione al cibo sia diversa nel cervello di una persona normopeso rispetto al cervello di una persona obesa. Quest’ultima alla vista del cibo subisce un iperattivazione di una zona specifica del cervello (chiamata ippocampo) e questo comporta che le persone affette da obesità tendano a mangiare anche in assenza di fame perché viene inibita la sensazione di sazietà.